giovedì 5 febbraio 2009

Riforme Università e Ricerca

Dopo una lunga e tuttora ininterrotta serie di proteste il governo è venuto a più miti consigli ed ha deciso che sull’università e la ricerca è meglio un tavolo di lavoro che coinvolga diversi soggetti, fatta eccezione per i meno graditi, come sembra di capire dalle scelte degli ultimi giorni.
Le linee guida emanate dall’ultimo decreto sembrano interessanti: finanziamenti alle università con i conti in ordine, nuovo regole per la formazione delle commissioni, riforma dei dottorati.
Si tratta comunque di linee guida, dalla riforma vera e propria siamo ancora lontani.


Quello che manca di certo è la revisione dei tagli pesantissimi presenti nella finanziaria. In queste condizioni moltissime università saranno messe seriamente in difficoltà, la scelta di trasformarsi in fondazioni, cioè strutture private, diventerà praticamente obbligatoria. Tutto ciò senza scalfire minimamente il potere dei cosiddetti Baroni, ma al contrario danneggiando e gettando discredito su coloro che lavorano con serietà ed impegno.
I giovani dell’Onda Anomala, il movimento degli studenti, gli insegnanti, i ricercatori continuano con le proteste perché si aspettano di più e di meglio, consapevoli della necessità di un serio e profondo cambiamento. Nessuno è disposto a difendere la situazione attuale, ma neppure ad accettare una falsa riforma che taglia fondi e non cambia nulla.
Sarebbe il caso di passare dalle belle parole ai fatti e magari che il ministro ci spiegasse che cosa intende per ‘merito’: università meritevoli, studenti meritevoli, insegnanti meritevoli. Che cosa è meritevole? Con quale criterio intende valutarlo? Sarebbe interessante saperlo.
In vista della crisi i paesi a noi confinanti hanno deciso di investire ingenti risorse sulla ricerca scientifica e sull’istruzione, per esempio in Francia 1800 milioni di euro, nella convinzione che si possa combattere con l’innovazione e una migliore istruzione delle nuove generazioni. Noi troviamo i soldi per l’Alitalia, per le banche e le aziende (forse) e per le università ne tagliamo 1600.

Maria Luisa Struzziero

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