mercoledì 30 luglio 2008

“BOLO'” - TRIBE AND URBAN DANCE

OLEGGIO - SABATO 2 AGOSTO 2008
Piazza Martiri della libertà ore 21

“Bolò” significa mano.
La mano che posso donarti per venirti in aiuto.


Cinque quadri di danza afro contemporanea, diluiti dentro la musica : afro worldmusic
Nove artisti straordinari dal Burkina Faso, dal Brasile, dal Cameroun, dall' Italia.

Lo spettacolo è parte di un Progetto di cooperazione internazionale tra l’associazione Kolonkandya, e una rete di comuni del VCO per la costruzione di un centro culturale e polifunzionale in Burkina Faso. www.kolonkandya.com

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Il ruolo della Famiglia nella società moderna

Dibattito Pubblico
Venerdì 1 agosto ore 21.00
Suno – Circolo ARCI

Intervengono:
Carlo OLEGGINI Coordinatore Circolo Suno
Paola TURCHELLI Coordinatrice Prov. PD
Margherita PATTI Coordinatrice Forum Donne PD
Paolo CATTANEO Cons. Ragionale
Cristina BARGERO Portavoce Emily
Giuliana MANICA Ass. Regionale Pari Opportunità

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martedì 29 luglio 2008

Norma anti-precari: Veltroni attacca

Testo della norma sui precari
Indennizzo tra le 2,5 e le 6 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto per i contenziosi in corso e nullità del contratto per i contenziosi futuri. Questa la nuova disposizione di legge, sulla base della norma anti-precari inserita nel maxiemendamento alla manovra, approvato dalla Camera (dopo l'ok a un emendamento all'articolo 21 del decreto Tremonti), ora all'esame del Senato.

Ecco il testo del nuovo articolo 4bis relativo all'"indennizzo per la violazione delle norme in materia di apposizione e di proroga del termine", al decreto legislativo del 6 settembre 2001, n.368.

"In caso di violazione delle disposizioni di cui agli articoli 1, 2 e 4", che riguardano causali e proroghe, "il datore di lavoro è tenuto ad indennizzare il prestatore di lavoro con un'indennità di importo compreso tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 6 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto".

A questo è stato inoltre aggiunto: "Fatte salve le sentenze passate in giudicato, le disposizioni dell'articolo 4-bis del decreto legislativo 6 settembre 2001, n.368... si applicano solo ai giudizi in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto".

La norma definisce anche l'ambito per i contenziosi futuri, prevedendo, in sintesi, che "sui casi 1, 2 e 4, salvo che per i giudizi in corso", si applica l'articolo del codice civile 1419 sulla nullità dei contratti.

Veltroni: "Norma inaccettabile".
A prendere posizione con forza contro la norma è Walter Veltroni: "E' una misura politicamente e socialmente inaccettabile, oltre che a rischio di costituzionalità, chiedo al governo di ritirarla immediatamente", perché "rafforza l'ingiustizia di questo Paese e aumenta la precarietà". Altrimenti, promette il segretario del Pd, "contrasteremo questo provvedimento in Parlamento con tutte le nostre forze".

www.repubblica.it/2008/07/sezioni/economia/conti-pubblici-77

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lunedì 28 luglio 2008

Brunetta deus ex machina della pubblica amministrazione?

Ho la netta impressione che rischiamo di commettere l’errore di accodarci acriticamente alle proteste, solo in parte condivisibili, dei dipendenti pubblici.
Il malcontento creato dalle proposte del ministro Brunetta si sta concentrando unicamente sugli aspetti punitivi, col rischio di essere incanalato verso una china di pura difesa dell’indifendibile esistente.
In più occasioni ho provato a dire la mia, ma inutilmente.
L’orientamento che emerge, anche su queste pagine, è di totale rifiuto del provvedimento del ministro. Ma io insisto ancora, perché tale orientamento a me sembra non corretto e politicamente suicida.


Ho passato vent’anni della mia vita nelle istituzioni pubbliche e posso affermare, con cognizione di causa, che tra le riforme strutturali da fare, quella della pubblica amministrazione, rappresenta la priorità assoluta.
Il problema della sua produttività e della sua efficienza, per l’impatto diretto che determina sul tessuto sociale ed economico del Paese, ha un’ importanza decisamente capitale, che non può essere trascurato o messo in secondo piano.
L’impianto burocratico farraginoso ( e spesso inutile), la rigidità delle strutture organizzative, la sclerotizzazione delle procedure operative, il tecnicismo barocco, l’assurda autoreferenzialità, fanno della pubblica amministrazione il primo bersaglio delle maledizioni quotidiane del cittadino.
Di chi sono le responsabilità di tutto questo? Innanzitutto dei partiti e dei Sindacati, sempre pronti a tutelare ciascuno la propria greppia; ma anche dei dipendenti, che su questo terreno di coltura, hanno contribuito a produrre e ad alimentare uno status, oggettivamente " molto discutibile", dell’operatore pubblico, che non ha eguali nel privato.
In questi giorni di forti agitazioni sindacali, forse qualcuno ha parlato di come orientare la macchina amministrativa alla soddisfazione del cittadino? E che dire della produttività? E del rapporto costi/benefici? E ancora della trasparenza, della legalità, dei controlli di qualità e del merito?
Sì anche del merito, perché è evidente che non si può fare di tutta l'erba un fascio. Ci sono, eccome, fior di dipendenti bravi, seri, impegnati ed è su questi che bisogna far leva, motivandoli e premiandoli, per risollevare le sorti, ormai fallimentari, delle nostre istituzioni.
Per cui, al di là degli eccessi polemici e propagandistici del Ministro, non possiamo non misurarci sul tema fondamentale di una riforma radicale della pubblica amministrazione.
Diversamente rischiamo davvero di rafforzare l’idea di un Brunetta deus ex machina dell’ingarbugliata matassa della pubblica amministrazione.
smac

http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it

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venerdì 25 luglio 2008

YES WEEKEND by Circolo di Galliate


25 luglio 2008
ore 21.30 MUSICA: H24, Vasco Rossi tribute band

26 luglio 2008
ore 16.00 GIOCHI: Coloriamo la piazza, Pomeriggio per i più piccoli
ore 21.30 MUSICA: Kind of Magic, Queen tribute band

27 luglio 2008

ore 10.30 ARTE: Un vuoto da riempire, artisti al lavoro in piazza
ore 21.30 MUSICA: Anime in plexiglass, Ligabue tribute band

Birra a fiumi - patatine - salamelle
stand di associazioni ed enti benefici

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mercoledì 16 luglio 2008

Giovani in festa

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lunedì 14 luglio 2008

INTERCETTAZIONI

La maggioranza di governo ha raggiunto un’intesa favorevole sul nuovo disegno di legge in materia di intercettazioni. Il testo che è stato proposto al Parlamento è però inaccettabile per il PD sotto diversi profili.
Non è accettabile che dall’ambito delle intercettazioni risultino esclusi numerosi reati gravi di criminalità comune per i quali è prevista una pena massima inferiore a dieci anni di reclusione: fra gli altri, l’associazione a delinquere, lo scippo, l’incendio, la ricettazione, la calunnia, i reati ambientali, quasi tutti i reati economici. Non è accettabile che si preveda che, salvo casi eccezionali, le intercettazioni debbano di regola cessare dopo tre mesi pure se stanno dando risultati positivi.
Non ha senso prevedere tre anni di arresto per i giornalisti che pubblicano atti processuali non segreti dei quali sia vietata la pubblicazione. Sembrerebbe ampiamente sufficiente la reclusione, già prevista dalla legislazione vigente, ed ulteriormente incrementata dal disegno di legge, per i pubblici ufficiali che violano il segreto investigativo e per i privati (compresi i giornalisti) che concorrono con loro alla realizzazione del reato di violazione del segreto d’ufficio.
Il P.D. non si riconosce in questa decisione. Ipotizzando di ricorrere ad un eventuale referendum sulla questione.
Già nel 1996 il ministro Flick aveva presentato un disegno di legge organico ed equilibrato, poi ripreso dal senatore Zanda ed infine nella scorsa legislatura un altro testo l’aveva varato il ministro Mastella. Bastava recuperare l’idea originaria di Flick: quando c’è una fuga di notizie sulle intercettazioni, il magistrato o è lui stesso l’autore oppure è parte lesa per cui dovrebbe perdere automaticamente l’inchiesta. Con questo disegno di legge invece, si rischia di non poter più vigilare su reati come il falso in bilancio, l’evasione fiscale, la truffa e i reati societari. Una posizione in netta contraddizione con l’irrigidimento delle norme appena varate in materia di sicurezza ed immigrazione.
Non tutto però nel disegno di legge appena presentato è censurabile. E’ giusto infatti che le notizie raccolte non possano essere indiscriminatamente utilizzate in ogni indagine penale ed in ogni processo. È giusto che si vieti la pubblicazione sui giornali di notizie private che non concernono le indagini penali con riferimento alle quali l’intercettazione è stata disposta. Non c’è problema sulla circostanza che a decidere sulla richiesta di intercettazione intervenga un collegio giudicante piuttosto che un singolo giudice; anzi, forse è un bene.
È, per altro verso, curioso che il governo nella nuova normativa sulle intercettazioni, pensando forse ai reati di pedofilia ed alle relative, frequenti, indagini penali, si sia specificamente preoccupato di dettagliare che, quando emerge un reato nei confronti di un sacerdote, deve essere immediatamente avvertito il vescovo, e quando emerge un reato a carico di un vescovo deve essere avvertito il Vaticano.
Al di là di alcuni aspetti condivisibili auspichiamo che tutta l’opposizione, e non solo il PD, si schieri con la dovuta compattezza contro l’approvazione di questo disegno di legge in Parlamento.

N.N.

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martedì 8 luglio 2008

Salva l'Italia!

5 milioni di firme per dire no ad un governo che non rispetta le regole democratiche, forza la mano sui temi della giustizia e non fa nulla per far crescere salari e pensioni mentre l’Italia vive una pesante crisi e le famiglie faticano ad arrivare alla fine del mese.


"Salva l'Italia!”. S'intitola così la petizione che il Partito Democratico ha promosso e che partirà dal fine settimana per concludersi il 25 ottobre, in occasione della manifestazione nazionale indetta dal partito. La petizione ha al centro due questioni: la difesa delle regole democratiche contro le forzature e le leggi sbagliate del governo; la lotta per far ripartire l'Italia, cominciando da stipendi e pensioni. “Salvare l'Italia, non il premier” è il titolo della parte istituzionale in cui si indicano problemi e provvedimenti presi a difesa degli interessi privati del presidente del Consiglio e non certo per aumentare la sicurezza.

La maggioranza, che ha puntato in campagna elettorale sul tema della sicurezza, oggi taglia drasticamente fondi e uomini e gioca tutto su provvedimenti demagogici e sbagliati, come la raccolta delle impronte dei bambini rom o il reato di immigrazione clandestina. Leggi ad personam e un sostanziale “azzeramento” del dibattito parlamentare su una manovra economica improvvisata: questa la miscela avvelenata proposta dal governo e che la petizione vuole battere e fermare. Così sul versante dell'emergenza sociale la petizione sottolinea l'incapacità del governo di affrontare i problemi della crisi economica, dell'impoverimento e del reddito di chi vive di salari e pensioni e non arriva più alla fine del mese. Una situazione che il governo ignora, mentre le promesse elettorali vengono clamorosamente smentite. Le tasse, che si diceva di voler abbassare al 40 per cento, cresceranno e resteranno per tutta la legislatura al 42,9%.

Mentre per i redditi bassi si inventa la “carta” per fare la spesa, finanziata soltanto per il 2008 e con 200 milioni, ovvero due euro al mese per ciascun anziano con pensione inferiore ai mille euro al mese. E non basta: il governo reintroduce i ticket sulla sanità e taglia gli investimenti per le opere pubbliche e le spese per garantire servizi essenziali alla crescita, come la scuola dove si perderanno 150 mila posti di lavoro, con classi più affollate e studenti meno seguiti.

Ed ecco le prime firme: Pietro Ichino, Giancarlo Sangalli, Paolo Nerozzi, Pierpaolo Baretta, Adriano Musi, Giorgio Ruffolo, Achille Passoni, Matteo Colaninno, Annarita Fioroni, Francesco Silva, Claudio De Vincenti, Salvatore Brigantini, Marcello Messori, Franco Bassanini, Massimo Brutti, Leopoldo Elia, Carlo Galli, Carlo Fusaro, Claudia Mancina, Augusto Barbera.

Quella del PD è una iniziativa che durerà nel tempo e coinvolgerà i cittadini in tutto il Paese, non la fiammata di un giorno ma una campagna capillare che andrà dove gli italiani vivono.

Nelle Feste in tutt’Italia, nelle piazze delle città, anche nei luoghi di lavoro: queste milioni di firme saranno anche la base della grande manifestazione che il PD ha promosso per l’autunno, tenendo insieme la difesa della democrazia, della nostra Costituzione, il rispetto delle regole e la necessità di un intervento immediato e forte per dare respiro e risorse alla famiglie, per rilanciare l’economia.

Walter Veltroni

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lunedì 7 luglio 2008

QUANDO LA COSTITUZIONE VIENE CALPESTATA

La Costituzione italiana fu approvata il 22 dicembre 1947 ed entrò in vigore il 1° gennaio 1948. Venne approvata negli anni della ricostruzione da tutte le forze politiche antifasciste che onorarono i caduti per la libertà e la democrazia.
Da allora sono passati sessanta anni e mai come oggi dobbiamo vigilare che questa resti una carta fondamentale per la democrazia. Abbiamo visto rigurgiti fascisti all’indomani dei risultati elettorali. Nella notte del primo maggio, a Verona, Nicola Tommasoli viene aggredito selvaggiamente da un gruppo di cinque neofascisti. Preso alle spalle e abbandonato in una pozza di sangue, Nicola viene trasportato a un ospedale di Verona, dove il lunedì successivo viene dichiarato morto cerebralmente. Abbiamo avuto episodi di intolleranza verso gli immigrati come alcune bottiglie molotov che sono state lanciate contro un campo nomadi a Novara e intanto i giornali locali della destra (Tribuna novarese) attaccano la comunità di Sant'Egidio rea di aver visitato il campo nomadi dopo l'episodio e negano che l'episodio abbia matrice razzistica.


Art.27. La responsabilità penale è personale. L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte, se non nei casi previsti dalle leggi militari di guerra.

E’ questo che la lega e il PDL intendono per sicurezza dei cittadini?

Lo scandalo della clinica Sata Rita a Milano,i rimborsi gonfiati del San Raffaele, San Carlo, San Donato, Sant'Ambrogio, San Giuseppe, Santa Rita e San Pio X: la crème della sanità privata lombarda è nel mirino dell'autorità giudiziaria. E pezzi da novanta come Giuseppe Rotelli, Mario Cal, Francesco Paolo Pipitone, la famiglia Ciardo sono indagati da Guardia di finanza, Nas e Squadra mobile. Sospettati, loro che hanno trasformato la salute in Lombardia in un business da un miliardo e 200 milioni di euro l'anno, di avere corretto, se non corrotto, parte del sistema.
Una nota casa editrice italiana aveva già pubblicato una inchiesta da più di un anno e il Presidente della Regione Lombardia Formigoni non poteva far eseguire dei controlli per verificare i segnali che giungevano visto che ha adottato un sistema misto pubblico e privato? Peccato che queste cliniche venivano rimborsate con i soldi dei contribuenti e quindi dagli stessi pazienti.

Art. 32. La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

E’ questo che la lega e il PDL intendono per salvaguardare la salute dei cittadini?

Lanciata nel 1999 la Banca Credieurond (conosciuta anche come Banca della Lega) dal testimonial Umberto Bossi, la banca andò presto a gambe all’aria, poi fu salvata dalla Popolare di Lodi di Giampiero Fiorani che si prese a 4 euro le azioni pagate dai soci il sestuplo. Si formò un comitato di 3.500 che in Credieurond hanno perso venti milioni di euro, in media 5 mila e 700 euro a testa.La lega promise che nessun socio avrebbe perso i soldi perché si sarebbe autotassati per rimborsare i prestatori. Questi soldi non sono mai arrivati.

Art. 47. La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito. Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese.

E’ questo che la lega e il PDL intendono per salvaguardare i risparmiatori?

L'articolo 8 della Finanziaria 2003: una delle tante sanatorie di Tremonti.
L’articolo 8 della legge Finanziaria 2003 (legge 289 del 2002) contiene una delle tante sanatorie approvate dal governo Berlusconi con la consulenza del ministro dell’Economia (nonché tributarista del premier) Giulio Tremonti.Come tutte le norme fiscali, anche questa è di ardua lettura e di difficile interpretazione. Nella sostanza prevede che i contribuenti infedeli possano sanare le loro pendenze con il fisco mediante una dichiarazione integrativa e il pagamento di un importo variabile tra il 20 e il 30 per cento delle somme dovute. Nel caso di profitti conseguiti all’estero (e questo potrebbe essere il caso di Berlusconi, visto che si tratta di profitti conseguenti alla compravendita di diritti cinematografici e televisivi acquistati all’estero, ma è solo un’ipotesi non conoscendo le carte), tale pagamento si riduce al 13 per cento. Bastano però 300 euro l'anno, a prescindere dal condono, per impedire l'innalzamento dei tempi di prescrizione dell'evasione da 5 a 7 anni. In pratica, pagando 300 euro, Berlusconi impedisce subito accertamenti per gli anni dal 1997 in giù, trasformando l'evasione in un condono. Nel frattempo con la dichiarazione integrativa vengono cancellate tutte le eventuali pendenze giudiziarie derivanti dall’evasione fiscale.

Art. 53. Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato ai criteri di progressività.

E’ questo che la lega e il PDL intendono per la lotta all’evasione fiscale?

Morale: Impariamo la Costituzione e crediamo più in noi stessi quando valutiamo chi si presenta al nostro cospetto o vende la politica tramite le televisioni.

G.S.

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venerdì 4 luglio 2008

IL DIRITTO AL LAVORO

Oggi, trovare e mantenere un posto di lavoro è diventato difficile, perché quelle aziende, un tempo solide dal punto di vista finanziario ed economico, si trovano costrette a ridurre il costo del lavoro e quindi a diminuire il numero dei dipendenti.
Il costo del lavoro troppo elevato sta facendo sì che molte aziende, per essere più flessibili e competitive sul mercato, decidono di produrre in quei paesi dove risulta essere bassissimo, trasferendo così gran parte dell’attività produttive all’estero, comportando il licenziamento di molti dipendenti. Le ragioni economiche e strategiche stanno quindi favorendo la disoccupazione, divenuta una piaga sociale che si sta diffondendo anche in quei distretti industriali che in passato offrivano numerosissime opportunità di impiego.


Ciò che sta accadendo è gravissimo, trascurato dai media impegnati a rivolgere la loro attenzione, quasi esclusivamente alle grandi imprese, con un nome importante a livello nazionale e non, ne è un esempio Alitalia. Ma è un problema che tocca moltissime PMI. Non si può pensare di risollevare l’economia di un paese senza difendere il lavoro che rappresenta il potere d’acquisto delle famiglie e sostiene la domanda effettiva (PIL).
I licenziamenti molto spesso, hanno effetto a catena colpendo settori diversi tra loro.
L’impatto è molto più evidente analizzando le “micro-aree”: nella sola provincia di Novara, un numero sempre più elevato di imprese è costretta ad avvalersi della cassa integrazione con la conseguenza che molte famiglie si trovano in difficoltà ad arrivare alla fine del mese.
In passato, nessuno avrebbe pensato che una provincia come Novara, capace un tempo di offrire diverse opportunità di impiego, un giorno si sarebbe trovata ad attraversare e affrontare una crisi economica di tali dimensioni, anche dal punto di vista sociale.

Le aziende vorrebbero costo del lavoro basso e ricavi elevati. Ma com’è possibile, se i lavoratori, potenziali acquirenti, riescono con difficoltà ad acquistare beni di prima necessità?!

Tutte quelle persone che hanno perso il lavoro che faranno?
Come si può vivere senza uno stipendio?

I principi fondamentali dalla Costituzione indicano:
“La repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove la condizioni che rendano effettivo questo diritto.(art. 1)
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società. (art. 4 )


Compito dello Stato è quello di intervenire per controllare e stimolare la domanda di beni di consumo e di investimenti degli operatori economici privati; in altre parole, sostenere la domanda effettiva (PIL). Per sostenere la crescita economia è necessario alzare i consumi e migliorare il benessere sociale, inteso come aumento della possibilità per tutte le persone di realizzare i propri valori ed esprimere le proprie attitudini.
Le decisioni politiche non sembrano riflettere il concetto di interesse pubblico. Non è sufficiente intervenire solo sulla detassazione degli straordinari, perché favoriscono solo una parte dei cittadini (quelli che hanno un lavoro e possono permettersi di effettuare lavoro straordinario). Inoltre, alcune aziende molto spesso non riconoscono, ai loro dipendenti il pagamento degli straordinari, obbligandoli però a farli. Per non parlare del “lavoro nero”, quello non tutelato da alcun contratto.
Forse sarebbe necessario intervenire sui prezzi, magari rivedendo l’imposizione fiscale che viene applicata al prezzo dei carburanti, visto che in Italia è più alto rispetto al resto dell’Europa, oppure garantire prezzi “politici” per i beni di prima necessità, oppure rivedere gli stipendi degli italiani e adeguarli al potere d’acquisto dei nostri giorni, ecc.

“E’ difficile trovare un altro posto di lavoro e per sopravvivere è necessario avere uno stipendio”


Cosa pensa chi sta al governo di risolvere il problema con meno tasse?
Se meno tasse significa avere meno servizi pubblici: ospedali sporchi, dipendenti pubblici non qualificati, code lunghe agli sportelli, tanti disservizi… ecc, forse è meglio pagare le tasse in base alla propria capacità di reddito.
Se andiamo avanti così non avremo più di che vivere, e chi non ha un reddito è esonerato dal pagamento delle tasse? (paradosso).
Tanti disoccupati rappresentano un aumento del costo per il sociale dello Stato, e quindi, nuovi aumenti di tasse per i lavoratori che hanno occupazione.
La soluzione è semplice: basterebbe solamente creare lavoro e incentivare le aziende ad investire nel proprio Paese sostenendo così la crescita economica.
Più lavoro, più consumi, più entrate per lo Stato, questo solo perché sarebbero maggiori i contribuenti che potrebbero concorre secondo le loro capacità di reddito, e maggiore sarebbe il sostegno agli investimenti..
È arrivato il momento di agire e di far rispettare la legge, di difendere veramente il “Made in Italy”,
ma soprattutto tutelare gli italiani!!!.
Le istituzioni stanno affrontando tale problematiche con superficialità, come se il problema si potesse risolvere senza nessun intervento, forse perché ritengono che il libero mercato sia in grado di assicurare il pieno impiego del lavoro e degli altri fattori produttivi per sostenere la crescita economica.
In realtà, il libero mercato ha come unico obiettivo realizzare ricchezza che bisogna raggiungere senza considerare le esigenze degli individui. E’ compito delle istituzioni tutelare e rendere possibile “la soddisfazione” dei bisogni della collettività e garantire a tutti una vita dignitosa..



T CLASSE 1979


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Detassazione degli straordinari: un effettivo vantaggio?

Con il decreto legge 93/2008 («Disposizioni urgenti per salvaguardare il potere d’acquisto delle famiglie») è entrato in vigore un nuovo regime fiscale che, dal 1° luglio 2008 al 31 dicembre 2008, fa sì che sul lavoro straordinario si applichi un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali regionali e comunali pari al 10% nel limite di importo complessivo di 3.000 euro lordi. Tale beneficio potrà essere applicato ai lavoratori appartenenti al settore privato che nel 2007 hanno percepito un reddito non superiore a 30.000 euro.

Nonostante il Governo Berlusconi evidenzi che questo decreto incrementerà il livello di produttività, è bene far notare che la detassazione degli straordinari dà maggior opportunità a chi l’impiego già lo svolge con evidenti conseguenze negative verso i lavoratori più deboli: giovani e donne.
Questo trattamento fiscale, farà sì che le aziende facciano sempre più ricorso al lavoro straordinario, chiedendo le porte a nuove assunzioni. E’ bene ricordare che il ricorso allo straordinario è di natura flessibile, può essere aumentato o diminuito, su richiesta dell’azienda in seguito a un picco di produzione. In linea generale, l’impresa, prima di assumere una nuova persona, può chiedere ai suoi dipendenti di effettuare lavoro straordinario.
Con la detassazione degli straordinari l’impresa assumerà sempre di meno, facendo sì che diventi ancora più difficile trovare lavoro.
Inoltre, l’azienda avrà un ulteriore guadagno grazie all’abbassamento del costo del lavoro e una maggiore flessibilità di utilizzo di manodopera.
Ancor più gravi, sono le conseguenze che questo provvedimento ha su un importante tributo italiano: l’ Irpef. Viene meno, infatti, il principio in base al quale due soggetti con lo stesso reddito debbano essere tassati allo stesso modo, alterando così la scala dei redditi.
Ulteriori dubbi possono essere sollevati considerando la detassazione del premio di risultato, valutato come maggior valore aggiunto che si ottiene lavorando lo stesso numero di ore. Ma in questo caso, il valore aggiunto più che dipendere dallo sforzo del lavoratore non potrebbe essere legato ai processi innovativi? Non potrebbe dipendere dal costo delle materie prime o dall’andamento della domanda? È giusto premiare fiscalmente alcuni lavoratori rispetto ad altri operanti in settori più esposti alla concorrenza estera o ai prezzi d’importazione? È giusto premiare solo quei lavoratori che avendo maggiore forza contrattuale possono ottenere riconoscimenti legati ai risultati?
Da un articolo, pubblicato sul Il Sole 24ORE Tasse leggere per metà dei dipendenti del 26/05/2008, traspare che questo decreto legge favorirà solo una minima parte dei lavoratori dipendenti, nove milioni circa, ma di questi non è detto che tutti facciano ricorso allo straordinario. In base alle ultime elaborazioni dell’ Isfol, i patiti dell’extra-time sono quasi un dipendente su due (il 45% del totale). Questo problema è stato affrontato anche da Treu, per il quale il tema dei salari è una questione molto seria che deve riguardare tutti i lavoratori. Il Senatore evidenzia infatti come il decreto, oltre a discriminare le donne, i lavoratori del pubblico impiego e del Mezzogiorno, non premi né il merito né la produttività.
Il Governo naturalmente risponde alle critiche indicando che grazie alle maggiori ore di lavoro ci sarà un aumento del Pil che farà stare tutti meglio. Forse, il nostro Governo ha una visione un po’ troppo riduttiva del benessere sociale, gli straordinari di certo posso aiutare in parte i lavoratori a sopportare meglio il caro vita ma, ricordiamoci che il tempo dedicato alla propria crescita culturale, all’educazione dei propri figli e alla vita sociale non ha prezzo.

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SE SI ROMPE IL PATTO PER LA SALUTE

La manovra di bilancio prevede risparmi consistenti sulla sanità. E di fatto rimette in discussione il Patto per la salute e la strategia che ha consentito di recuperare il controllo sulla spesa sanitaria. Perché è concreto il rischio di riattivare il meccanismo perverso che vedeva lo Stato lesinare le risorse del Ssn, per poi inseguire con un anno di ritardo le dinamiche spontanee della spesa. Sarebbe più utile riprendere il lavoro di elaborazione degli indicatori di costo e di performance per programmare su basi condivise da Stato e regioni il finanziamento 2010-2012.



Nell’ambito della manovra di bilancio varata dal Consiglio dei ministri del 18 giugno, alla sanità è assegnato il compito di assicurare risparmi rispetto al tendenziale che dovrebbero assommare a 2 miliardi di euro nel 2010 e a 3 miliardi nel 2011. (1) Se, invece di ragionare rispetto alla legislazione vigente, si ragionasse rispetto alle “politiche invariate”, bisognerebbe aggiungere anche la ventilata riattivazione del ticket da 10 euro sulla specialistica o le misure alternative cui alcuni ministri hanno accennato, portando così l’ammontare a quasi 1 miliardo già nel 2009, 3 miliardi nel 2010 e 4 miliardi nel 2011.
Il decreto legge si limita a disporre il taglio del finanziamento centrale messo a disposizione delle regioni per il Servizio sanitario nazionale, ma non specifica le misure che dovrebbero dare concretezza ai risparmi di spesa, che presumibilmente saranno contenute nella Finanziaria 2009 con relativi collegati. È comunque già possibile avanzare alcune considerazioni.

DOPO IL PATTO PER LA SALUTE

Colpisce prima di tutto il rilievo quantitativo della manovra in campo sanitario ove si tenga presente che il settore ha già dato un contributo significativo al riequilibrio dei conti pubblici nel 2007: tenendo conto del venir meno del ticket sulla specialistica inizialmente introdotto dalla Finanziaria 2007 e poi sospeso per due anni, la manovra 2007 assommava a oltre 3 miliardi di euro; più rilevante ancora è il contenimento complessivo fatto registrare dalla spesa sanitaria nel corso dell’anno, con un tasso di incremento pari allo 0,9 per cento e una riduzione del rapporto tra spesa sanitaria pubblica e Pil dal 6,85 per cento nel 2006 al 6,66 per cento nel 2007, come si evidenzia dalla tabella 4.2 della Relazione unificata del marzo scorso e tabella III.1 del Dpef appena pubblicato. Si tratta di una frenata molto significativa, rispetto al 7 per cento di incremento medio annuo registrato nel periodo 2000-2006, quando la spesa era salita di oltre un punto percentuale in rapporto al Pil. Anche incorporando nel dato 2007 il costo dei rinnovi contrattuali del biennio 2006-2007, slittato al 2008, il tasso di crescita risulterebbe comunque al 2,4 per cento. Il Documento di programmazione economico-finanziaria appena pubblicato, pur scontando un rimbalzo nel 2008 in parte dovuto agli slittamenti contrattuali, indica comunque una sostanziale stabilizzazione della spesa in rapporto al Pil tra il 6,8 e il 6,9 per cento nel triennio 2009-2011, un dato inferiore a quello dei nostri principali partner europei.
Il recupero di controllo sulla spesa è il frutto del “Patto per la salute” siglato nel settembre 2006 tra governo e regioni. Il Patto ha colmato il disavanzo sanitario apertosi nel periodo 2000-2006 combinando un adeguamento ex ante delle risorse a disposizione del Servizio sanitario nazionale e la loro stabilizzazione in quota di Pil con un insieme di misure di riduzione delle spese e soprattutto con un rafforzamento dei vincoli di bilancio regionali in termini di copertura di spese non programmate e automatismi fiscali a carico delle regioni. Ha inoltre separato i problemi di finanziamento ordinario del sistema, da ancorare al Pil, dalla questione del finanziamento specifico dei disavanzi delle regioni in difficoltà, cui è stato destinato un fondo transitorio triennale di sostegno condizionato all’adozione di piani di rientro cogenti.
Dal punto di vista della governance del sistema, il Patto ha sancito la scelta di puntare a un “governo condiviso” Stato-regioni del sistema sanitario. Scelta che tendeva a prefigurare un assetto in cui, a fianco dell’autonomia gestionale e della responsabilità di bilancio delle regioni, lo Stato svolge un ruolo, essenziale per l’unitarietà del sistema, di coordinamento degli obiettivi di salute, di promozione dell’appropriatezza delle prestazioni e di rigore finanziario.
Il Patto avrebbe dovuto essere aggiornato nel corso del 2009 in vista di una nuova programmazione per il triennio 2010-2012. In funzione di questa scadenza governo e regioni si erano impegnati a un esame congiunto dei fattori sottostanti livello e dinamica della spesa, attraverso analisi di bechmarking delle forme di organizzazione dei servizi ed erogazione delle prestazioni tra le diverse esperienze regionali, ed era questo il lavoro che ministero della Salute e ministero dell’Economia e delle finanze avevano cominciato a impostare. L’obiettivo era quello di elaborare una serie di indicatori di costo e di performance che facessero da base per un governo delle risorse e della spesa più penetrante.

RISCHI DI UN RITORNO AL PASSATO

Il decreto legge rimette di fatto in discussione il Patto prima della scadenza del triennio e condiziona l’accesso al finanziamento alla sottoscrizione di una nuova intesa Stato-regioni entro il 31 luglio prossimo. Le tensioni che questa virata sembra destinata a determinare con le regioni possono avere un impatto preoccupante sulla strategia di “governo condiviso” che ha consentito di recuperare controllo sulla spesa sanitaria.
Ma non è solo questo il punto: il fatto è che il semplice taglio del finanziamento a disposizione delle regioni non implica di per sé una equivalente riduzione di spesa e di indebitamento netto. Affinché ciò accada, occorre che la manovra di taglio del finanziamento si accompagni con la specificazione di misure precise su singole voci di spesa e di entrata del Ssn che portino a risparmi equivalenti quantificabili ex ante con sufficiente certezza, a meno che non vengano avallate coperture inconsistenti. Il rischio, allora, è che l’accelerazione che va profilandosi si traduca per la fretta in provvedimenti rozzi, che penalizzerebbero la funzionalità del Ssn.
Se così fosse, le misure di taglio si rivelerebbero in realtà illusorie rispetto alla effettiva soluzione dei problemi di governo della spesa, come lo furono nella prima metà degli anni 2000: il pericolo è quello di riattivare il meccanismo perverso che vedeva lo Stato lesinare il finanziamento del Ssn per poi inseguire con un anno di ritardo le dinamiche spontanee della spesa.
Piuttosto che bruciare le tappe di ridefinizione del Patto, tanto più che comunque il finanziamento 2009 non viene modificato, sarebbe utile dare corpo al lavoro di elaborazione degli indicatori di costo e di performance che consentano di riprogrammare su basi condivise il finanziamento 2010-2012.

(1) Sulla base della bozza di decreto legge nota fino a questo momento.

Claudio De Vincenti
www.lavoce.info

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giovedì 3 luglio 2008

POTERE D'ACQUISTO DELLE FAMIGLIE

L' ISTAT ha pubblicato i dati della perdita del potere d'acquisto dei salari e stipendi italiani riferiti agli anni dal 2001 al 2006 (governo Berlusconi ) comunicando che sono i più bassi dell'area industriale europea.
Guarda caso Tremonti dichiara che il disastro sia stato causato dal governo Prodi e che come al solito l'informazione è ad uso e consumo dei soliti noti.
Inoltre chi doveva controllare che con l'entrata in vigore dell' Euro non dovevano avvenire speculazioni e brogli è stato il primo come Ministro del Tesoro (Tremonti) a praticare il cambio portando il costo della schedina del superEnalotto da 900 lire
ad 1 € indicando la via da seguiore per tutti gli altri.


Adesso seguendo il malumore della Lega ( che era al governo con Tremionti) che da la colpa all'Euro proponendo il ritorno della
Lira, propongono la detassazione delle ore straordinarie per dare piùèpotere d'acquisto alle famiglie italiane.
Il tutto condito dall' affermazione che il provvedimento servirà per un rilancio della pruduttività delle aziende e di conseguenza della economia italiana.
Alcune osservazioni però vanno fatte.
La prima riguarda il PD e il dialogo con il Governo Berlusconi, va ben discutere e dialogare sulle regole del gioco e della democrazia del nostro paese, ma ritengo che anche l'informazione debba essere corretta per poter dialogare con chi ti addossa colpe e fa sparire all'improvviso dai teleschermi spazzatura di Napoli e stupri etcc.
La seconda riguarda gli industriale ed il sindacato per ciò che riguarda la produttività . Per anni ci hanno detto che la produttività era
l'aumento della produzione a parità di ore lavorate che si poteva raggiungere con nuovi macchinari (più investimenti) o sfruttando di più
la manodopera ; adesso è cambiato tutto?
La terza osservazione riguarda la presa per il ... che il decreto contiene sia come durata (sperimentale per il periodo che va dal 1° Luglio
al 31 Dicembre 2008) sia come beneficio perchè riguarda le ore extra dei dipendenti con redditi fino a 30mila euro annui.
Il tutto comporta che un lavoratore senza carichi di famiglia con una retribuzione lorda di €17.500 annui e uno straordinario di €1.711,31 abbia un beneficio complessivo di € 345,77 e per un dipendente con due figli sopra i tre anni a carico al 50% nelle stesse condizioni abbia un beneficio complessivo di € 357,05 mentre per un dipendente con i figli a carico al 100% abbia un beneficio di € 368,53 , inoltre la normativa esclude tutti i dipendenti pubblici ( dimenticavo che il Ministro Brunetta li definisce fannulloni ).
Se il buon giorno si vede dal mattino penso che Berlusconi e soci non abbiano perso il vizio di usare l' informazione in modo scorretto e che per i ceti medi e pensionati e le famiglie non faranno nulla di positivo come per quanto concerne un controllo dell'aumento del costo della vita dando le colpe al caro petrolio ed all'Europa , la dimostrazione pratica e l'esultanza della Lega per l'esito negativo sulla Costituzione europea da parte dell'Irlanda.
A. Z. ( Brontolo)

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