Il territorio di fronte alle sfide delle energie rinnovabili e dello sviluppo sostenibile
Le energie rinnovabili stanno vivendo – nonostante la crisi – un periodo “di grazia”, tanto da essere destinate a rappresentare, a detta di molti, il motore del ventunesimo secolo. Le sfide da affrontare sono tuttavia ancora molte: di natura tecnologica, di natura industriale, con la necessità di far crescere – soprattutto in Italia – aziende capaci di operare con profitto nelle diverse “filiere” delle rinnovabil. Attraverso la campagna “Uniamo le Energie” la Regione Piemonte ha lanciato la propria sfida ovvero diventare il motore ecologico d’Italia raggiungendo per prima gli obiettivi fissati dall’Unione Europea entro il 2020: 20% di riduzione del consumo energetico, 20% di riduzione delle emissioni di gas serra, 20% di passaggio a fonti di energia alternative e rinnovabili. La provincia di Novara si candida ad assumere un ruolo di primo piano del raggiungimento degli obiettivi fissati in sede europea con l’obiettivo di sviluppare un circolo virtuoso tra pubblica amministrazione, imprese e lavoratori nel campo delle politiche ambientali, in grado di dare una prospettiva nuova di sviluppo duraturo e sostenibile.
PROGRAMMA
9.00 Apre i lavori Elena Ferrara Candidata Sindaco di Oleggio
9.10 Presiede Paola Turchelli Coordinatrice Provinciale del Partito Democratico
9.20 Introduce il tema
«Un new deal ecologico per la provincia di Novara» Sergio Vedovato Candidato Presidente della provincia di Novara
9.50 Presentano una testimonianza dalla Scuola Nazionale Ambiente e Futuro del Partito Democratico Chiara del Gaudio e Alessandro Cesti Componenti forum ambiente e sostenibilità del Partito Democratico
10.20 Coffee Break
11.00 Dibattono
Sergio Vedovato – Candidato Presidente della provincia di Novara
Nicola de Ruggiero – Assessore all’ambiente della regione Piemonte
Roberto della Seta – Senatore e capogruppo del Partito Democratico nella commissione ambiente
Franco Paracchini – Coordinatore del forum ambiente e sostenibilità del Partito Democratico
Simone Pinamonte – Manager Unendo Energia
Carlo Maria Magni - Imprenditore e coordinatore del gruppo di lavoro finanza del Kyotoclub
Augusto Lavacchielli – Imprenditore nel settore delle energie rinnovabili*
Modera: Fabrizio Barini, giornalista pubblicista collaboratore del Corriere della Sera
12.00 Chiude i lavori Mercedes Bresso* Presidente della regione Piemonte
12.30 Visita guidata presso il parco fotovoltaico di Oleggio
(*) Intervento da confermare
martedì 19 maggio 2009
Sabato 23 Maggio c/o il Teatro Civico di Oleggio: un new deal ecologico per la provincia di Novara
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martedì 28 aprile 2009
martedì 14 aprile 2009
PRO TERREMOTO IN ABRUZZO
Il Partito Democratico è mobilitato a fianco delle popolazioni colpite dalla tragedia del terremoto.
Dario Franceschini e la Segreteria nazionale sono in contatto permanente con i territori colpiti.
Di seguito, la dichiarazione di Dario Franceschini:
‘Il Partito Democratico esprime il suo dolore per le tante vittime, la sua vicinanza e la sua fattiva solidarietà alle popolazioni abruzzesi tragicamente colpite dal sisma. In tutta Italia il Pd è pronto a mobilitarsi, in coordinamento con le richieste che dovessero venire dalle autorità, per gli aiuti alle popolazioni così duramente colpite dal sisma.. Il Partito democratico ha gia' messo a disposizione della protezione civile, delle amministrazioni locali colpite, del governo, le proprie sedi e strutture, la disponibilita' dei propri militanti come volontari secondo le richieste e le indicazioni che verranno dalle autorita' competenti. Invitiamo a sostenere la raccolta di fondi che la Caritas sta organizzando.’
Per sostenere gli interventi in corso (causale "Terremoto Abruzzo") si possono inviare offerte a Caritas italiana tramite il conto corrente postale 347013 o tramite Unicredit Banca Roma (Iban IT38 K03002 05206 000401120727).
Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui: Intesa Sanpaolo (filiale di via Aurelia 796, Roma - Iban: IT19 W030 6905 0921 0000 0000 012), Allianz Bank (filiale di via San Claudio 82, Roma - Iban: IT26 F035 8903 2003 0157 0306 097), Banca Popolare Etica (filiale di via Parigi 17, Roma - Iban: IT29 U050 1803 2000 0000 0011 113) e CartaSi e Diners telefonando a Caritas
Italiana (06 66177001).
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martedì 7 aprile 2009
Franceschini: «Due punti di Irpef per la lotta alla povertà»
«Utilizzare due punti di Irpef nel 2009 per ricavarne 500 milioni di euro da destinare alle associazioni laiche e cattoliche che si occupano di povertà». Questa la proposta del segretario del Pd Dario Franceschini, che ha parlato a conclusione dei lavori della Scuola di politica ad Amalfi (Salerno). La proposta del segretario del Pd riguarda l'Irpef sui redditi superiori a 120 mila euro annui.
«La Caritas ci dice che sono sempre di più gli italiani che frequentano le sue mense e partecipano alla distribuzione di beni di consumo, mentre aumentano i furti nei supermercati», ha aggiunto Franceschini che ha sollecitato al governo «misure di emergenza, come l' assegno di disoccupazione».
Noi progressisti - ha detto il segretario del Pd ai giovani ed agli amministratori del partito - dobbiamo avere il coraggio di recuperare parole come deboli, poveri, sfruttati che nell'epoca della globalizzazione abbiamo avuto paura di usare e pensare a misura di emergenza in attesa delle misure strutturali per superare la crisi». Per Franceschini il Partito democratico, tutti i riformisti e i progressisti in generale, devono «mettere in campo un progetto sociale alternativo» a quello della destra e non avere paura nello scegliere le bandiere dietro cui schierarsi, a cominciare dalle battaglie per i deboli e per i poveri. Franceschini ha concluso il suo intervento rivolgendosi alle prospettive dei riformisti e dei progressisti. «Dobbiamo liberarci dalla tendenza della cultura riformista che si è limitata a gestire le proposte della destra proponendo qualche correzione e rinunciando a mettere in campo un progetto sociale alternativo. Che attrazione può avere un progetto corretto rispetto a uno alternativo e dirompente!», ha spiegato il leader democratico. Rivolgendosi direttamente ai giovani del partito ha poi confessato di provare «un po' di invidia perché le nuove generazioni, a differenza di quelle passate, non vivono in un mondo immobile diviso in blocchi». Ma, anzi, seppure in un momento di forte crisi, hanno davanti «grandi opportunità che proprio la crisi può offrire: è come essere in mare aperto,dove ci sono tanti rischi, ma c'è una serie di straordinarie possibilità di scegliere la rotta e riuscire a guidare le grandi tarsformazioni del nostro tempo». Del resto, osserva Franceschini, «la bellezza della politica è accettare le sfide e provare a vincerle».
5 aprile 2009
www.ilsole24ore.com
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martedì 31 marzo 2009
Lavoratori a rischio
Una procedura che è già un classico. L’ordine è questo: annuncio pomposo, Consiglio dei Ministri, nuovo annuncio, questa volta per proclamare l’avvio delle “nuove regole”. Nella maggior parte dei casi “nuove regole” equivale a “niente regole”. È stato così per il piano casa, e la storia si è ripetuta stamattina con le “modifiche al testo unico in materia di sicurezza sul lavoro”.
Modifiche, quelle operate dal governo, di cui in realtà nessuno sentiva l’esigenza. Tranne Confindustria. E la maggioranza ha ceduto alle pressioni di quegli industriali che lamentavano sanzioni troppo pesanti a proprio carico. Cosa vuoi che importi se per soddisfare le richieste degli industriali si dovranno sacrificare le vite degli operai? È la dura legge del mercato!
Non sempre i proclami giovano. Lo sa il ministro del Welfare Sacconi, che ha dovuto concedere qualcosa, dopo la valanga di polemiche dei giorni scorsi. La protesta dell’opposizione è riuscita a strappare all’esecutivo il mantenimento dell’arresto del titolare in caso di gravi irregolarità e della figura del Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza territoriale per le imprese sotto i 15 dipendenti che non possono averne uno interno.
Ciononostante la sostanza del testo rimane, e che testo! La parola d’ordine sarà meno controlli e soprattutto meno sanzioni, perché considerate da Sacconi “un eccesso formale”. E quindi via alla pratica preferita dalla maggioranza: confondere i cittadini con la potente arma della parola. Può così accadere che la “reiterazione” si trasformi in “plurima violazione”. A chi legge potrà sembrare una scelta lessicale come un’altra, ma, date le pesanti implicazioni giuridiche, per molti operai potrebbe essere la differenza fra la vita e la morte. Con la nuova disposizione, infatti, per chiudere un cantiere non basterà che al secondo controllo questo presenti irregolarità. Si decide quindi di non intervenire tempestivamente, esponendo a rischi inutili i lavoratori. I controlli delle autorità saranno sostituiti da accordi fra imprese e lavoratori, motivo per cui la sicurezza sarà solo data per scontata.
Le sanzioni pecuniarie, da sempre considerate il più efficace deterrente, saranno ridotte almeno di un terzo. Non solo un passo indietro rispetto al testo voluto dal precedente governo Prodi, ma addirittura un peggioramento rispetto al testo in vigore nel 1994. Inconcepibile risulta anche la cancellazione della “cartella rischio personale”. Si tratta del documento che racchiude la storia sanitaria di un lavoratore, per cui se un interinale passa da un cantiere ad un altro, consultando la cartella si può evitare di affidare all’operaio mansioni incompatibili con il suo stato di salute.
La nuova perla del CdM non piace al PD, soprattutto a Cesare Damiano, co-autore del precedente Testo Unico, che contesta al governo di aver “portato avanti un'azione di rimando dell'applicazione di normative importanti, penso in particolare alla normativa sulla presentazione da parte delle imprese del documento di rischio, rinviata al 2009". E non solo, continua Damiano: "Si sono poi cancellate alcune norme importanti, come l'obbligo della comunicazione alla Direzione provinciale del lavoro degli straordinari, oppure come hanno denunciato le Regioni, non sono state attivate le commissioni previste dal testo e quindi non si e' potuto dare corso ad ulteriori iniziative di controllo. Nel 2009 il ministero del Lavoro programma addirittura una diminuzione del 17% dei controlli. Noi avevamo previsto di portare le ispezioni a quota 250 mila una cifra significativamente molto alta".
Anche Guglielmo Epifani , segretario generale della Cgil, parla di “ errore grave, una scelta che non si capisce, che la Cgil non comprende e che anche il Paese fa fatica a comprendere. D i questa modifica non se ne sentiva davvero il bisogno. E le correzioni, purtroppo, non si limitano al solo capitolo sulle sanzioni ma si estendono in profondità anche su molti altri capitoli".
Iv.Gia
www.partitodemocratico.it
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lunedì 30 marzo 2009
Orrori della legge Orsi

Roma, 26 mar - ''Un blitz che ha il sapore di una vera e propria truffa all'Unione europea e al 90% degli italiani, che e' contro ogni ipotesi di allungamento della stagione venatoria''. E' il commento di 11 associazioni ambientaliste e animaliste (Amici della Terra - Animalisti Italiani - Enpa - Fare Verde - Lac Lav - Legambiente - Lipu -Vas - Vittime della Caccia - Wwf) sull'approvazione in Senato di una norma filocaccia nel disegno di Legge relativo agli obblighi comunitari del nostro Paese, ora all'esame della Camera.
''L'Italia - avvertono - e' sotto procedura di infrazione per non aver recepito alcuni passaggi fondamentali della direttiva Uccelli, tra i quali l'esplicito divieto di caccia durante i periodi di riproduzione e migrazione. Solo in questo senso il Senato sarebbe dovuto intervenire per adeguare la normativa.
Invece Palazzo Madama ha approvato un testo mal formulato e insufficiente ad evitare all'Italia l'imminente condanna europea''. Inoltre - denunciano le associazioni - fatto gravissimo e non certo casuale, con un emendamento ''avvelenato'', del tutto estraneo alla procedura d'infrazione (a firma dei senatori Carrara e Vetrella del PDL), e' stato cancellato dalla legge 157/92 l'arco temporale massimo tra il primo settembre e il 31 gennaio entro cui possono essere autorizzate le deroghe regionali alla stagione venatoria.
Si tratta, con tutta evidenza, di un attacco al cuore stesso della legge 157/92, con il chiaro intento di allungare i tempi di caccia. Un blitz messo in atto in sordina mentre la Commissione ambiente del Senato discute di riforma della legge sulla caccia, in netto contrasto con la sensibilita' degli italiani, di destra e di sinistra, che al 90% si oppongono drasticamente ad ogni ulteriore allungamento della stagione venatoria''.
res-mpd/cam/rob
www.asca.it
Ecco la lista degli orrori:
- Sparisce l’interesse della comunità nazionale e internazionale per la tutela della fauna.L’Italia ha un patrimonio indisponibile, che è quello degli animali selvatici, alla cui tutela non è più interessato!
- Scompare la definizione di specie superprotette. Animali come il Lupo, l’Orso, le aquile, i fenicotteri, i cigni, le cicogne e tanti altri, in Italia non godranno più delle particolari protezioni previste dalla normativa comunitaria e internazionale.
- Si apre la caccia lungo le rotte di migrazione. Un fatto che arrecherà grande disturbo e incentiverà il bracconaggio, in aree molto importanti per il delicatissimo viaggio e la sosta degli uccelli migratori.
- Totale liberalizzazione dei richiami vivi! Sapete cosa sono i richiami vivi? Gli uccelli tenuti “prigionieri” in piccolissime gabbie per attirarne altri. Già oggi questa pessima pratica è consentita, seppure con limitazioni. Ma il senatore Orsi vuole liberalizzarla totalmente Sarà possibile detenerne e utilizzarne un numero illimitato. Spariranno gli anelli di riconoscimento per i richiami vivi. Sarà sufficiente un certificato. Uno per tutti! Tutte le specie di uccelli, cacciabili o non cacciabili, potranno essere usate come richiami vivi. Anche le peppole, i fringuelli, i pettirossi.
- 700 mila imbalsamatori. I cacciatori diventeranno automaticamente tassidermisti, senza dover rispettare alcuna procedura. Animali uccisi e imbalsamati senza regole. Quanti bracconieri entreranno in azione per catturare illegalmente animali selvatici e imbalsamarli?
- Mortificata la ricerca scientifica. L’Autorità scientifica di riferimento per lo Stato (l’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica, oggi ISPRA) rischia di essere completamente sostituta da istituti regionali. Gli istituti regionali rilasceranno pareri su materie di rilevanza nazionale e comunitaria. Potenziale impossibilità di effettuare studi, ricerche e individuazione di standard uniformi sul territorio nazionale.
- Si apre la caccia nei parchi a specie non cacciabili. Un’incredibile formulazione del Testo Orsi rende possibile la caccia in deroga (cioè la caccia alle specie non cacciabili) addirittura nei Parchi e nelle altre aree protette! Saranno punite le regioni che proteggono oltre il 30% del territorio regionale! Norma offensiva! Chi protegge “troppa” natura sarà punito. Come se creare parchi dove la gente e gli animali possano vivere e muoversi sereni, fosse un reato!
- Licenza di caccia a 16 anni. Invece che educare i ragazzi al rispetto, ecco a voi i fucili!
- Liberalizzato lo sterminio di lupi, orsi, cervi, cani e gatti vaganti eccetera! Un articolo incredibile, che dà a i sindaci poteri di autorizzare interventi di abbattimenti e eradicazione degli animali, in barba alle più elementari norme europee. Basterà che un singolo animale “dia fastidio”. Un vero e proprio Far West naturalistico.
- Leggi regionali per cacciare specie non cacciabili. Non sono bastate quattro procedure di infrazione dell’Unione europea, non sono bastate due sentenze della Corte Costituzionale. Il senatore Orsi regalerà a Veneto e Lombardia, ovvero agli ultrà della caccia, la possibilità di continuare a cacciare specie non cacciabili, e di farlo con leggi regionali. E le multe europee le pagheremo noi!
- Caccia con neve e ghiaccio. Si potrà cacciare anche in presenza di neve e ghiaccio, cioè in momenti di grandi difficoltà per gli animali a reperire cibo, rifugio, calore.
-Ritorno all’utilizzo degli uccelli come zimbelli! Puro medioevo! Le civette legate per zampe e ali e utilizzate come esca!
- Ridotta la vigilanza venatoria. Le guardie ecologiche e zoofile non potranno più svolgere vigilanza! Nel Paese con il tasso di bracconaggio tra i più alti d’Europa, cosa fa il Senatore Orsi? Riduce la vigilanza!
- Cancellato l’Ente Nazionale Protezione Animali dal Comitato tecnico nazionale. Le associazioni ambientaliste presenti nel Comitato sulla 157 saranno ridotte da quattro a tre. L’ENPA, storica associazione animalista italiana, viene del tutto estromessa.
www.vegetarismo.org
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domenica 29 marzo 2009
ORA INSICURI SONO I DIRITTI FONDAMENTALI
Il disegno di legge sulla sicurezza pubblica, nel testo approvato al Senato, contiene tre disposizioni che nulla hanno a che vedere con la sicurezza dei cittadini, ma mirano a fare terra bruciata attorno all'immigrato irregolare. La più famosa è quella che sopprime il divieto di segnalazione all'autorità dell'irregolare che ricorra alle prestazioni delle strutture sanitarie. Mentre le altre due norme gli precludono il perfezionamento dei provvedimenti della pubblica amministrazione e la celebrazione del matrimonio in Italia.
Nella forma approvata dal Senato, il disegno di legge in materia di sicurezza pubblica, tra le tante norme in materia di immigrazione, contiene tre disposizioni che mirano a fare terra bruciata attorno all'immigrato irregolare, nulla avendo a che vedere con la sicurezza dei cittadini. La più nota è quella che sopprime il divieto di segnalazione all'autorità dell'immigrato irregolare che ricorra alle prestazioni erogate dalle strutture sanitarie. Le altre due disposizioni precludono, per lo straniero che soggiorni illegalmente, il perfezionamento dei provvedimenti della pubblica amministrazione e la celebrazione del matrimonio in Italia.
LA SOPPRESSIONE DEL DIVIETO DI SEGNALAZIONE
Oggi, il divieto di segnalazione del clandestino che si rivolga alla struttura sanitaria (articolo 35, co. 5 Dlgs 286/1998) ammette una sola eccezione: il caso in cui anche per il cittadino italiano sia obbligatorio il referto da parte dell'operatore sanitario. L'obbligo di referto è disciplinato dall'articolo 365 del codice penale, che lo impone in tutti i casi in cui l'operatore abbia motivo di ritenere che sia stato commesso un delitto perseguibile d'ufficio; l'obbligo però non sussiste quando dal referto possa derivare un procedimento penale a carico dell'assistito. Queste disposizioni, attualmente in vigore,introducono una disparità di trattamento tra il criminale italiano o straniero legalmente soggiornante e il criminale clandestino: in relazione al primo, il referto può essere presentato, pur non essendo obbligatorio; in
relazione al secondo, invece, no: mancando l'obbligatorietà, il referto è senz'altro vietato.
Nell'ambito della categoria "autori di delitti perseguibili d'ufficio", la soppressione del divieto di segnalazione sarebbe certamente in grado di ristabilire parità di trattamento tra nazionali e stranieri regolari, da una parte, e stranieri clandestini, dall'altra. E nessuno avrebbe niente da ridire. Il problema è che finirebbero inguaiati anche i clandestini che autori di delitti non sono. In particolare, paradossalmente, finirebbero inguaiati anche i clandestini vittime di delitti. Il disegno di legge, nella forma approvata dal Senato, introduce infatti il reato di immigrazione illegale. Si tratta di un reato di natura contravvenzionale, non di un delitto, perseguibile d'ufficio e sanzionato con un'ammenda, sostituibile con l'espulsione. L'introduzione di tale reato espone l'immigrato irregolare a un altissimo rischio di denuncia. E questo non in base all'articolo 365 cp perché il soggiorno illegale non è un delitto, bensì al meno severo, ma più generale, articolo 362 cp. Quest'ultimo, infatti, obbliga ogni incaricato di pubblico servizio a denunciare qualsiasi reato perseguibile d'ufficio di cui venga a conoscenza nell'esercizio o a causa del servizio, inclusi quindi quelli di natura contravvenzionale.
Trasferito il problema dall'obbligo di referto in capo ai soli operatori sanitari a quello di denuncia in capo a qualunque incaricato di pubblico servizio, le dichiarazioni di non disponibilità alla denuncia dei medici, ancorché cariche di forza simbolica, rischiano di risultare assolutamente insufficienti, in caso di approvazione di queste disposizioni. La denuncia verrebbe inevitabilmente dalle amministrazioni delle Asl. Già oggi sono tenute, a fini di rendicontazione, a trasmettere al ministero dell'Interno i dati sulle prestazioni erogate a stranieri in condizioni di soggiorno illegale. (1) Benché debba essere effettuata in forma tale da rispettare l'anonimato degli utenti, una volta soppresso il divieto di segnalazione, la comunicazione smaschererà inevitabilmente l'amministrazione sanitaria che non abbia provveduto, in precedenza, a denunciare il clandestino. Ed è difficile immaginare che dirigenti e impiegati di una Asl accettino di mettere a repentaglio la propria carriera e il proprio portafoglio in nome dell'obiezione di coscienza.
Risultato: gli immigrati illegalmente soggiornanti, per il timore/certezza di essere denunciati, non ricorreranno per tempo alle cure né, soprattutto, accetteranno il rischio di un ricovero. Con quali esiti per la loro e la nostra salute non è difficile immaginare: si pensi solo al caso di una meningite non curata.
Soluzioni? La più efficace è ovviamente quella di emendare il disegno di legge sopprimendo la soppressione. Ove però risulti necessario salvare gli equilibri interni alla maggioranza di governo, una via d'uscita accettabile potrebbe essere la seguente: invece di cancellare il divieto di segnalazione, si estenda l'eccezione al divieto, oggi limitata al caso in cui il referto è obbligatorio, a tutti i casi in cui il referto è consentito. In questo modo, si ristabilirebbe la parità di trattamento tra criminali, senza danno per la salute di immigrati e italiani.
*Nell'ipotesi, malaugurata, in cui il disegno di legge dovesse invece essere varato così com'è, una pezza potrebbero metterla le Regioni: nell'ambito delle loro competenze, potrebbero diramare direttive con le quali si vieti la denuncia di cui all'articolo 362 cp sulla base del fatto che la semplice possibilità che sia effettuata costringerebbe il clandestino a sottrarsi alle cure, provocando un danno grave per la propria salute e per quella di tutti. Si tratterebbe, in altri termini, di garantire a dirigenti e dipendenti delle Asl che lo stato di necessità li solleva (articolo 54 cp) da qualunque obbligo di denuncia, stante il carattere particolarissimo del servizio da loro erogato.
IL DIVIETO DI ACCESSO AGLI ATTI DI STATO CIVILE
Le altre disposizioni dibattute in questi giorni introducono l'onere di dimostrazione della regolarità del soggiorno per lo straniero che voglia ottenere un provvedimento dalla pubblica amministrazione o la celebrazione del matrimonio in Italia.
La prima disposizione è formulata come modifica di quella vigente, che esonera dalla dimostrazione in caso di perfezionamento di atti di stato civile, quali la registrazione della nascita e della morte, il riconoscimento del figlio naturale, il matrimonio. (2)
Benché il testo della modifica contenuta nel disegno di legge risulti piuttosto vago, il confronto con la disposizione attualmente in vigore impone l'interpretazione più restrittiva: all'immigrato irregolare non sarà possibile il compimento di tali atti. Le conseguenze sarebbero gravissime, come è stato denunciato dall'Associazione studi giuridici sull'immigrazione in un appello ai parlamentari (www.asgi.it). In particolare, gli immigrati irregolari potrebbero trovarsi nell'impossibilità di registrare la nascita del figlio, che rischierebbe di essere dichiarato in stato di abbandono e, quindi, adottabile. L'ostacolo dell'irregolarità potrebbe essere aggirato con la richiesta di un permesso di soggiorno temporaneo per motivi di cura da parte della madre e del marito, ma solo a condizione che possiedano un passaporto valido e, comunque, con rischio di successiva espulsione. Sarebbe invece inevitabilmente precluso il riconoscimento del figlio al genitore naturale clandestino, per il quale non è prevista alcuna possibilità di rilascio di un permesso temporaneo: si pensi alle conseguenze, per padre e bambino, in caso di morte di parto della madre.
Il governo si è affrettato ad affermare che non vi è alcuna intenzione di produrre effetti di questo genere. Se l'affermazione è veritiera, c'è una sola cosa da fare: modificare il disegno di legge in modo da preservare l'esonero relativo al compimento di atti di stato civile.
Nessuna possibilità di interpretazioni capziose offre però la disposizione che modifica l'articolo 116 del codice civile imponendo la dimostrazione di regolarità del soggiorno ai fini della celebrazione del matrimonio in Italia da parte dello straniero.
Impedire la celebrazione del matrimonio allo straniero che soggiorna illegalmente, oltre a essere una misura degna delle leggi razziali, può avere un impatto fortissimo sui diritti fondamentali del cittadino italiano e del cittadino dell'Unione europea. Il primo, soprattutto, ove decida di contrarre matrimonio con uno straniero illegalmente soggiornante, vedrebbe preclusa la possibilità di farlo nella propria patria. Con buona pace della Costituzione (articolo 29) e della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (articolo 12). Va osservato poi come il coniuge straniero di un cittadino italiano o di un cittadino dell'Unione europea abbia un diritto di soggiorno in Italia (nel secondo caso, a condizione che dello stesso diritto sia titolare il cittadino dell'Unione), molto più forte del normale permesso di soggiorno.
La Corte di giustizia dell'Unione europea ha già chiarito con la sentenza C-127-08 che ai fini del diritto di ingresso e di soggiorno del familiare si prescinde dalle modalità, legali o illegali, di ingresso, nonché dalla data e dal luogo in cui si è costituito il legame familiare: il legame può quindi essersi costituito sul posto, mentre lo straniero soggiornava illegalmente. Lo stesso vale, nel nostro ordinamento, per il coniuge straniero di cittadino italiano, secondo l'articolo 19, co. 2 Dlgs 286/1998 e l'articolo 23 Dlgs. 30/2007. Richiedere la regolarità formale del soggiorno per il compimento di un atto che conferisce, a prescindere da qualunque adempimento formale, il diritto di soggiorno, è dunque privo di logica. Se questa restrizione non verrà cancellata dal Parlamento, sarà presto giustiziata dalla Corte costituzionale.
(1)Articolo 43 Dpr 394/1999.
(2)Articolo 6, co. 2 Dlgs 286/1998.
24.03.2009
Sergio Briguglio
www.lavoce.info
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