giovedì 6 novembre 2008

LA PERICOLOSA PRUDENZA DEL MINISTRO TREMONTI

Il governo non riesce a decidere come reagire alla crisi. Il programma di ricapitalizzazione delle banche, altrove già avviato, continua a essere rinviato. Tremonti conferma la manovra approvata a giugno come se niente fosse successo nel frattempo. Questo immobilismo è pericoloso. Non serve ad evitare il peggioramento dei conti pubblici e non ci permette di contrastare la recessione. Anche senza colpo ferire finiremo nel 2009 per superare la soglia del 3 per cento nel rapporto fra indebitamento netto e pil. Meglio farlo varando quelle riforme strutturali che permettono oggi di contenere la recessione e domani di tornare a crescere.

Il ministro Tremonti continua a sostenere che dobbiamo attenerci alla manovra varata in primavera, come se nulla fosse accaduto da allora, come se non fossimo entrati in recessione e la crisi finanziaria non fosse precipitata. Condividiamo i timori del ministro dell’Economia per la tenuta dei conti pubblici, ma arroccarsi a difesa di una manovra ormai palesemente inadeguata è pericoloso. Prima o poi una manovra anacronistica è destinata a cedere per le pressioni all’interno della stessa maggioranza. E il rischio a quel punto è di cedere su tutta la linea. Meglio decidere ora cosa fare e cosa no.
Un paese con un debito pubblico come il nostro può fare poco per contrastare la recessione. Per questo dobbiamo al più presto abbattere il debito. Ma fare poco non vuol dire non fare nulla. Vediamo prima quali margini sono disponibili. Poi cosa si potrebbe fare.

COME SARA’ IL 2009 DEI NOSTRI CONTI PUBBLICI?

L’ultimo documento di finanza pubblica, disponibile, la nota di aggiornamento del Dpef presentata a fine settembre non ha più alcun valore. Quel documento conferma i saldi di luglio per il 2008 e alza le stime dell’indebitamento per il 2009 di un solo decimo di punto: 2,1 anziché 2 per cento. Il mantenimento dei saldi nel 2008 sarebbe dovuto a una “ricomposizione del conto che lascia sostanzialmente invariato il livello in termini nominali”. Traducendo il linguaggio (volutamente?) criptico si capisce che il calo del gettito Iva sarebbe stato compensato da una più forte crescita dei contributi sociali. Ma i dati Istat ci dicono che l’incremento dei contributi sociali rispetto al 2007 c’è stato solo in termini nominali. In termini reali, il gettito è calato dello 0,7 per cento. Inoltre le entrate nei primi sei mesi di quest’anno hanno beneficiato di una serie di eventi straordinari che non si ripeteranno, come il versamento del Tfr inoptato, scadenze di studi settore e così via. Si noti che la manovra per il 2009 è quasi interamente incentrata su di un incremento delle entrate. Ma si è arrestata la forte crescita dei prezzi che sin qui aveva contribuito alla crescita delle entrate attraverso il fiscal drag. Il crollo del prezzo del petrolio ridurrà ulteriormente le entrate dell’Iva sulla benzina e gli oli minerali in generale.
Nei giorni scorsi il divario nei rendimenti dei nostri titoli di Stato rispetto a quelli tedeschi si è fortemente ampliato fino a raggiungere 130 punti base, 6 volte lo spread medio da quando siamo nell’euro. Nel 2009 ci sono titoli in scadenza per circa 300 miliardi di debito pubblico. A questi prezzi, significa quasi mezzo punto di pil in più di spesa di interessi. A regime sarà più di un punto di pil.
Gli interventi a sostegno del nostro sistema bancario rischiano di rivelarsi più costosi del previsto anche perché tardivi. Dovranno essere generalizzati perché le nostre banche, che dovevano essere immuni dalla crisi, si sono trovate nell’occhio del ciclone perdendo più delle banche quotate al Dow Jones, nell’epicentro della crisi. Ora bisogna intervenire in modo più massiccio e generalizzato. Le due ipotesi allo studio sono molto costose. La prima prevede un prestito obbligazionario gestito da una società di diritto privato finanziata dallo stato, come in Francia. La seconda ipotesi prevede il “riacquisto” da parte di Banca d’Italia delle quote del suo capitale oggi detenute dalle banche. Difficile che questo possa avvenire utilizzando le riserve dell’istituto. Più probabile, invece, che l’operazione venga finanziata emettendo nuovo debito pubblico. Di quanto si tratta? L’Abi stima il capitale di Banca d’Italia attorno ai 24 miliardi. Ma in passato le banche, iscrivendo a bilancio le loro partecipazioni, hanno valutato il capitale dell’istituto attorno a un miliardo. Dato che il riacquisto serve principalmente a ricapitalizzare le banche, oltre che a rafforzare l’indipendenza dell’istituto dalle banche che dovrebbe vigilare, è prevedibile che si arrivi alla fine a una valutazione vicina a quella dell’Abi con un potenziale incremento del nostro debito pubblico fino a un punto e mezzo di Pil. Al contrario dei piani avviati in altri paesi, l’esborso non sarà temporaneo.

COME SFORARE IL 3 PER CENTO

Anche senza colpo ferire si è eroso l’avanzo primario e ci stiamo pericolosamente avvicinando alla soglia del 3 per cento nel rapporto fra indebitamento netto e pil. La Commissione è disposta in questa fase a concedere maggiore flessibilità, ma non per questo non aprirà le procedure per disavanzo eccessivo, valutando la qualità dello sfondamento, i provvedimenti che lo pongono in essere.
Il giudizio più importante è, comunque, quello dei mercati. Per rassicurarli e dunque non fare aumentare ulteriormente gli oneri sul debito, bene varare proprio quelle misure che nel breve periodo aumentano il disavanzo, ma nel lungo periodo migliorano l’efficienza. Avremo così due risultati al tempo stesso: ridurre l’intensità della recessione e prepararci nel modo migliore al dopo.
Ecco due esempi. Si possono ridurre le tasse sul lavoro anche a parità di spesa nell’immediato. Servirà ad aumentare la partecipazione al mercato del lavoro e rendere piu’ competitive le nostre imprese. Possibile anche ampliare il grado di copertura degli ammortizzatori sociali, introducendo un sussidio unico di disoccupazione anziché deroghe discrezionali decise dal ministro del Lavoro e dai sindacati. Si tratta, in entrambi i casi, di riforme strutturali, che dovranno trovare coperture permanenti in tagli di spesa. Questi ultimi, loro sì, dovranno essere selettivi e non uniformi come quelli previsti dalla Finanziaria 2009. I tagli selettivi sono gli unici sostenibili e servono a migliorare l’efficienza della spesa pubblica incentivando una gestione piu’ oculata delle risorse pubbliche. Il principio deve essere: taglio a chi e’ inefficiente. Importante anche aumentare la trasparenza nei conti pubblici per rassicurare i mercati e ridurre gli oneri sul debito. Dato che la manovra è stata varata in larga parte prima dell’estate e, dunque, il quadro a legislazione vigente (il cosiddetto tendenziale) già ingloba gli effetti di queste politiche, è molto difficile capire cosa il governo si attenda dai vari interventi. Meglio sarebbe, a questo punto, abolire del tutto il tendenziale e presentare un bilancio per comparti in relazione alle previsioni di spesa e di entrata dell’anno in corso.
Bene invece evitare in tutti i modi misure estemporanee, come la detassazione delle tredicesime o i prestiti alle famiglie con figli. Proprio perché percepite come misure transitorie avranno effetti limitati sulla domanda delle famiglie e, per definizione, non ci porteranno a quelle riforme strutturali di cui l’Italia, da quindici anni in stagnazione, ha bisogno. Il nostro paese ha saputo in passato, nei momenti più difficili, dare il meglio di sé. Per favore, non lasciamoci sfuggire questa opportunità.

Tito Boeri
www.lavoce.info

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