mercoledì 23 aprile 2008

25 aprile 1945: una data da non dimenticare

Il 25 aprile 1945 è un giorno fondamentale per la storia della nostra Repubblica. E’ l’anniversario della rivolta armata, partigiana e popolare, contro i tedeschi nazisti che avevano occupato il suolo italiano e i loro fiancheggiatori fascisti.
Si è giunti alla liberazione del paese, dopo il ventennio di dittatura, grazie al sacrificio di tanti giovani che, nonostante l’appartenenza a diversi schieramenti politici, combatterono insieme per riscattare l’Italia invasa e dare agli italiani un nuovo avvenire basato sulla giustizia e sull’uguaglianza.
Per commemorare questa ricorrenza, riportiamo di seguito l’orazione fatta dall’ allora Presidente della Camera Sandro Pertini, nel 25° anno dalla Liberazione.


Lungo è il cammino percorso dai patrioti italiani per riconquistare la libertà e questo cammino non ha soluzioni di continuità, perché la Resistenza, a mio avviso, non è un fatto storico a sé stante, ma è stata la continuazione della lotta antifascista. 1 patrioti che, sotto la dittatura, si sono battuti forti solo della loro fede e della loro volontà, partecipano alla lotta armata della Resistenza.
Qui vi sono uomini che hanno lottato per la libertà dagli anni '20 al 25 aprile 1945. Nel solco tracciato con il sacrificio della loro vita da Giacomo Matteotti, da don Minzoni, da Giovanni Amendola, dai fratelli Rosselli, da Piero Gobetti e da Antonio Gramsci, sorge e si sviluppa la Resistenza.
Il fuoco che divamperà nella fiammata del 25 aprile 1945 era stato per lunghi anni alimentato sotto la cenere nelle carceri, nelle isole di deportazione, in esilio.
Alla nostra mente e con un fremito di commozione e di orgoglio si presentano i nomi di patrioti già membri di questo ramo del Parlamento uccisi sotto il fascismo: Giuseppe Di Vagno, Giacomo Matteotti, Pilati, Giovanni Amendola; morti in carcere Francesco Lo Sardo e Antonio Gramsci, mio indimenticabile compagno di prigionia; spentisi in esilio Filippo Turati, Claudio Treves, Eugenio Chiesa, Giuseppe Donati, Picelli caduto in terra di Spagna, Bruno Buozzi crudelmente ucciso alla Storta.
I loro nomi sono scritti sulle pietre miliari di questo lungo e tormentato cammino, pietre miliari che sorgeranno più numerose durante la Resistenza, recando mille e mille nomi di patrioti e di partigiani caduti nella guerra di Liberazione o stroncati dalle torture e da una morte orrenda nei campi di sterminio nazisti.
Recano i nomi, queste pietre miliari, di reparti delle forze armate, ufficiali e soldati che vollero restare fedeli soltanto al giuramento di fedeltà alla patria invasa dai tedeschi, oppressa dai fascisti: le divisioni «Ariete» e «Piave» che si batterono qui nel Lazio per contrastare l'avanzata delle unità corazzate tedesche; i granatieri del battaglione «Sassari» che valorosamente insieme con il popolo minuto di Roma affrontarono i tedeschi a porta San Paolo; la divisione «Acqui» che fieramente sostenne una lotta senza speranza a Cefalonia e a Corfù; i superstiti delle divisioni «Murge», «Macerata» e «Zara» che danno vita alla brigata partigiana «Mameli»; i reparti militari che con i partigiani di Boves fecero della Bisalta una roccaforte inespugnabile.
Giustamente, dunque, quando si ricorda la Resistenza si parla di Secondo Risorgimento. Ma tra il Primo e il Secondo Risorgimento vi è una differenza sostanziale. Nel Primo Risorgimento protagoniste sono minoranze della piccola e media borghesia, anche se figli del popolo partecipano alle ardite imprese di Garibaldi e di Pisacane. Nel Secondo Risorgimento protagonista è il popolo. Cioè guerra popolare fu la guerra di Liberazione. Vi partecipano in massa operai e contadini, gli appartenenti a quella classe lavoratrice che sotto il fascismo aveva visto i figli suoi migliori fieramente affrontare le condanne del tribunale speciale al grido della loro fede.
Non dimentichiamo, onorevoli colleghi, che su 5.619 processi svoltisi davanti al tribunale speciale 4.644 furono celebrati contro operai e contadini.
E la classe operaia partecipa agli scioperi sotto il fascismo e poi durante l'occupazione nazista, scioperi politici, non per rivendicazioni salariali, ma per combattere la dittatura e lo straniero e centinaia di questi scioperanti saranno, poi, inviati nei campi di sterminio in Germania, ove molti di essi troveranno una morte atroce.
Saranno i contadini del Piemonte, di Romagna e dell'Emilia a battersi e ad assistere le formazioni partigiane. Senza questa assistenza offerta generosamente dai contadini, la guerra di Liberazione sarebbe stata molto più dura. La più nobile espressione di questa lotta e di questa generosità della classe contadina è la famiglia Cervi. E saranno sempre figli del popolo a dar vita alle gloriose formazioni partigiane.
Onorevoli colleghi, senza questa tenace lotta della classe lavoratrice - lotta che inizia dagli anni '20 e termina il 25 aprile 1945 - non sarebbe stata possibile la Resistenza, senza la Resistenza la nostra patria sarebbe stata maggiormente umiliata dai vincitori e non avremmo avuto la Carta costituzionale e la Repubblica.
Protagonista è la classe lavoratrice che con la sua generosa partecipazione dà un contenuto popolare alla guerra di Liberazione.
Ed essa diviene, così, non per concessione altrui, ma per sua virtù soggetto della storia del nostro paese. Questo posto se l'è duramente conquistato e non intende esserne spodestata.
Ma, onorevoli colleghi, noi non vogliamo abbandonarci ad un vano reducismo. No. Siamo qui per porre in risalto come il popolo italiano sappia battersi quando è consapevole di battersi per una causa sua e giusta; non inferiore a nessun altro popolo.
Siamo qui per riaffermare la vitalità attuale e perenne degli ideali che animarono la nostra lotta. Questi ideali sono la libertà e la giustizia sociale, che - a mio avviso - costituiscono un binomio inscindibile, l'un termine presuppone l'altro: non può esservi vera libertà senza giustizia sociale e non si avrà mai vera giustizia sociale senza libertà.
E sta precisamente al Parlamento adoperarsi senza tregua perché soddisfatta sia la sete di giustizia sociale della classe lavoratrice. La libertà solo così riposerà su una base solida, la sua base naturale, e diverrà una conquista duratura ed essa sarà sentita, in tutto il suo alto valore, e considerata un bene prezioso inalienabile dal popolo lavoratore italiano.
1 compagni caduti in questa lunga lotta ci hanno lasciato non solo l'esempio della loro fedeltà a questi ideali, ma anche l'insegnamento d'un nobile ed assoluto disinteresse. Generosamente hanno sacrificato la loro giovinezza senza badare alla propria persona.
Questo insegnamento deve guidare sempre le nostre azioni e la nostra attività di uomini politici: operare con umiltà e con rettitudine non per noi, bensì nell'interesse esclusivo del nostro popolo.
Onorevoli colleghi, questi in buona sostanza i valori politici, sociali e morali dell'antifascismo e della Resistenza, valori che costituiscono la «coscienza antifascista» del popolo italiano.
Questa «coscienza» si è formata e temprata nella lotta contro il fascismo e nella Resistenza, è una nostra conquista, ed essa vive nell'animo degli italiani, anche se talvolta sembra affievolirsi. Ma essa è simile a certi fiumi il cui corso improvvisamente scompare per poi ricomparire più ampio e più impetuoso. Così è «la coscienza antifascista» che sa risorgere nelle ore difficili in tutta la sua primitiva forza.
Con questa coscienza dovranno sempre fare i conti quanti pensassero di attentare alle libertà democratiche nel nostro paese.
Non permetteremo mai che il popolo italiano sia ricacciato indietro, anche perché non vogliamo chele nuove generazioni debbano conoscere la nostra amara esperienza. Per le nuove generazioni, per il loro domani, che è il domani della patria, noi anziani ci stiamo battendo da più di cinquant’anni.
Ci siamo battuti e ci battiamo perché i giovani diventino e restino sempre uomini liberi, pronti a difendere la libertà e quindi la loro dignità.
Nei giovani noi abbiamo fiducia.
Certo, vi sono giovani che oggi «contestano» senza sapere in realtà che cosa vogliono, cioè che cosa intendono sostituire a quello che contestano. Contestano per contestare e nessuna fede politica illumina e guida la loro «contestazione». Oggi sono degli sbandati, domani saranno dei falliti.
Ma costoro costituiscono una frangia della gioventù, che invece si orienta verso mete precise e che dà alla sua protesta un contenuto politico e sociale. Non a caso codesta gioventù si sente vicina agli anziani antifascisti ed ex partigiani, dimostrando in tal modo di aver acquisito gli ideali che animarono l'antifascismo e la Resistenza.
E da questi ideali essi traggono la ragione prima della loro «contestazione» per una democrazia non formale, ma sostanziale; per il riscatto da ogni servitù e per la pace nel mondo.
Ecco perché noi anziani guardiamo fiduciosi ai giovani e quindi al domani del popolo italiano.
Ad essi vogliamo consegnare intatto il patrimonio politico e morale della Resistenza, perché lo custodiscano e non vada disperso; alle loro valide mani affidiamo la bandiera della libertà e della giustizia perché la portino sempre più avanti e sempre più in alto. Viva la Resistenza!

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martedì 22 aprile 2008

Elezioni politiche 2008

Il risultato delle urne dei comuni di Oleggio, Marano Ticino e Mezzomerico non è altro che una perfetta rappresentazione di quello nazionale che ha premiato il Pdl.
Per il Pd Elisabetta Rampi e Franca Biondelli, parlamentari della nostra provincia, sono state elette rispettivamente per la Camera e il Senato.

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venerdì 11 aprile 2008

on line il blog del PD di Galliate

Lo trovate a questo indirizzo:
http://www.pdgalliate.blogspot.com/
Buon lavoro a tutti gli amici e compagni di Galliate

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50/50: là dove si decide

Si parla spesso di pari opportunità, di equità di diritti fra uomini e donne,… ma nel XXI secolo possiamo realmente considerare la condizione femminile equiparabile a quella maschile? Io dico NO.

Non intendo citare dati statistici: mi baso su ciò che vedo e su ciò che vivo in prima persona.
Sono una donna al di sotto dei 30 anni, non ho un lavoro fisso, ma so per certo quale sarà una delle domande che mi verrà posta nel prossimo colloquio di lavoro: “ E’ fidanzata? Pensa di sposarsi?”. Ancora oggi la vita privata di un individuo è un elemento discriminante in ambito lavorativo.
Quanti sacrifici deve ancora affrontare una donna per emergere nella nostra società? Io credo troppi. Come può un sistema maschile riflettere e comprendere le esigenze del popolo femminile? Come può esserci un’attuazione autentica dei principi di pari opportunità in una società in cui le donne ricoprono ruoli marginali, in cui “là dove si decide” la loro presenza è ancora limitata?
Non penso che non ci siano donne interessate a dare il proprio contributo alla “cosa pubblica”. Non credo che a loro manchino idee e dialettica per farsi strada. E allora, se finora la nostra società, una società maschile, perché concepita e organizzata da uomini, ha mostrato cedimenti, perché non provare per una volta ad affidarsi a una gestione paritaria, in cui uomini e donne possano costruire insieme un futuro NUOVO?!
Mi piacerebbe vedere attuata quella proposta di legge di iniziativa popolare “50/50: là dove si decide”! Forse questa è la chiave del nostro domani.

P.O.81

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giovedì 10 aprile 2008

Canditate Pd vs cittadinanza




Lunedì 7 aprile, presso la sala 2 del Teatro Civico di Oleggio, Simone Giustina, coordinatore del nostro circolo, ha fatto gli onori di casa, presentando alla cittadinanza Milù Allegra, Sara Paladini, Michela Petrera, Elisabetta Rampi, candidate alla Camera, e Franca Biondelli, candidata al Senato nella circoscrizione del Piemonte.

Le donne del partito hanno illustrato il programma del Pd, soffermandosi sui problemi relativi al territorio, facendo sì che il pubblico intervenisse con domande e osservazioni.
Durante la serata sono stati proiettati alcuni video realizzati dai giovani del Pd in occasione dell’arrivo di Veltroni a Novara.
Al termine della presentazione dei filmati c’è stato un breve dibattito nel quale le candidate hanno evidenziato l’importanza del ruolo dei giovani all’interno della vita politica, affinché grazie al loro contributo, si possa costruire una società più vicina alle esigenze della gente.

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mercoledì 9 aprile 2008

Il Decalogo ambientale per la prossima legislatura


1. *Prevedere l’integrale detraibilità delle spese per l’installazione di pannelli solari per il riscaldamento, e introdurre l’obbligo di installare pannelli solari, sia termici che fotovoltaici, in tutte le nuove costruzioni. Grazie a questo programma, nei prossimi cinque anni si potranno installare pannelli solari termici in almeno il 20% delle abitazioni italiane: calcolando solo il fabbisogno di energia per il riscaldamento dell’acqua, questo ridurrà i consumi di petrolio di oltre mezzo milione di Tep all’anno, abbatterà le emissioni dannose per il clima di 2 milioni e mezzo di tonnellate all’anno, farà risparmiare alle famiglie italiane quasi un miliardo di euro all’anno, farà decollare l’industria del sole con migliaia di nuove imprese e centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro

2. *Incentivare la sostituzione di tutti gli elettrodomestici con modelli di classe A+ e di lampadine ad incandescenza con lampadine ad alta efficienza, prevedendo entro tre anni il divieto di vendita delle apparecchiature più energivore. Tale misura non solo consentirà di risparmiare energia e di ridurre l’inquinamento, ma favorirà le industrie italiane che sono tra quelle tecnologicamente più avanzate. Incentivare la sostituzione delle caldaie tradizionali con quelle ad alta efficienza energetica, in particolare con le pompe di calore
3. * Diffondere sistemi di illuminazione pubblica a alta efficienza e con regolazione automatica. Se adottate in modo diffuso e sistematico, tali tecnologie faranno risparmiare fino a due milioni di kWh, fino a 4 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, fino a un milione e mezzo di tonnellate di emissioni dannose per il clima
4. Incentivare, introducendo regole di tariffazione fortemente differenziate, l’utilizzo di elettrodomestici nelle ore non di punta: la cosiddetta tariffa bioraria, oggi pochissimo utilizzata
5. *Acquistare 1000 nuovi treni per il trasporto pendolare: così si offrirà un servizio finalmente adeguato agli oltre due milioni di italiani che ogni giorno usano il treno per andare a lavorare o a scuola, e si incentiverà il trasporto su ferro rispetto a quello su gomma sulle brevi distanze (l’80% di tutti gli spostamenti dei passeggeri in Italia avvengono in ambito urbano, metropolitano o locale)
6. *Defiscalizzare l’erogazione da parte dei datori di lavoro ai dipendenti dei “ticket transport”: voucher per l’acquisto, esclusivamente per il tragitto casa-lavoro, di titoli di viaggio per i mezzi di trasporto pubblici (sul modello dei ticket per il pranzo)
7. Reintrodurre la pratica del “vuoto a rendere” per le bevande. Incentivare con meccanismi di defiscalizzazione la produzione e la distribuzione di prodotti “refill”: detersivi, prodotti per l’igiene, prodotti per la casa ricaricabili, che permettono il riutilizzo di bottiglie, flaconi e altri contenitori in plastica. Tali misure consentiranno di ridurre nei prossimi anni di almeno il 20% il consumo pro-capite di imballaggi, che costituiscono oltre metà (in volume) di tutti i rifiuti solidi urbani
8.Penalizzare, aumentando la tariffa di conferimento, i Comuni che continuano a smaltire i rifiuti indifferenziati in discarica. Tale pratica è vietata da tempo dalle direttive europee, ma in Italia il divieto è inapplicato. Applicarlo farà crescere la raccolta differenziata, contribuendo a portarla ad almeno il 35% in tutto il Paese e a ridurre così il fabbisogno di discariche
9.Vincolare tutte le amministrazioni pubbliche, a partire dai ministeri e dalle sedi istituzionali, ad acquistare soltanto carta riciclata e mezzi di trasporto ad alimentazione ibrida e a ridurre di almeno il 20% entro cinque anni i consumi di energia per unità di superficie e unità di personale. La Pubblica Amministrazione è di gran lunga il principale consumatore di beni e utente di servizi (i suoi acquisti contribuiscono per quasi il 20% alla formazione del Pil), una progressiva trasformazione in senso ecologico delle sue scelte di consumo avrà non solo un grande valore simbolico ma anche effetti pratici rilevanti
10.Introdurre nel codice penale i reati contro l’ambiente, a cominciare da quelli legati allo smaltimento clandestino dei rifiuti e alle attività delle ecomafie
* Punti contenuti nel disegno di legge già predisposto.

www.ecologistidemocratici.it

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Un impegno di lealtà repubblicana

Pubblichiamo di seguito la lettera scritta dal leader del Pd a Silvio Berlusconi, con la quale propone un patto per la Repubblica.

Caro Berlusconi,
mi rivolgo a lei perché penso si debba condividere, da italiani prima ancora che da candidati alla guida del Paese, una sincera preoccupazione, resa tale da recenti atti e dichiarazioni politiche. E perché credo sia giusto e doveroso assumere, di fronte al popolo italiano, a tutti i cittadini, un impegno di chiarezza su alcune grandi questioni di principio, questioni che chiamerei di lealtà repubblicana.

Non penso ovviamente agli aspetti legati ai nostri programmi di governo. Questi sono, e devono essere, distinti e alternativi, lasciati al libero confronto politico, come avviene nelle grandi democrazie. Saranno gli italiani a giudicare la bontà delle nostre proposte, la loro concretezza, la loro attuabilità. E chi guadagnerà un solo voto in più, è la mia convinzione che voglio ribadire ancora una volta, avrà il compito e l'onore di governare l'Italia, sulla base proprio del suo programma.

L'impegno che le chiedo e che io sono in grado di assumere con assoluta determinazione riguarda altro, riguarda di più, perché ha a che fare con la vita, l'identità e le istituzioni del Paese; con le basi stesse della nostra convivenza civile, con i valori che la presiedono e che in sessant'anni di storia repubblicana hanno permesso all'Italia di diventare la grande nazione che è, uno dei pilastri della nuova Europa.

Le chiedo allora se è disposto a garantire formalmente e in modo vincolante che lo schieramento da lei guidato, quale che sia il suo futuro ruolo, di opposizione o di maggioranza, non verrà mai meno in alcun modo e rispetterà sempre con convinzione questi quattro fondamentali principi: la difesa dell'unità nazionale, che è il bene più prezioso che abbiamo, il legame che ci fa sentire italiani e orgogliosi di esserlo; il rifiuto di ogni forma di violenza, attuata o anche solo predicata, e per questo portatrice di divisione e di odio; la fedeltà ai principi contenuti nella prima parte della nostra Costituzione, fedeltà che non solo non contraddice, ma dovrà guidare, ogni impegno di adeguamento della seconda parte della Carta; il riconoscimento e il rispetto della nostra storia, della nostra identità nazionale e dei suoi simboli, a cominciare dal tricolore e dall'inno di Mameli.

Gli italiani, su tutto questo, hanno il diritto di avere risposte e certezze. E chi, alla guida del governo o dell'opposizione, si appresta ad assumere le più grandi responsabilità, ha il dovere di assicurare tutto il suo impegno per garantirle, sapendo che prima di ogni altra cosa, al di sopra di ogni interesse di parte, c'è il bene comune, ci sono gli interessi nazionali.

Cordiali saluti,
Walter Veltroni

(8 aprile 2008)

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